Miyama Milano: rituale del tè e design con Ichendorf alla Design Week

Alla Milano Design Week, il ristorante Miyama trasforma il benvenuto in un’esperienza tra design e cultura giapponese, presentando la sua prima carta dei tè in collaborazione con Ichendorf Milano e Giusmìn Tea Lab Milano.

Durante la Design Week milanese, c’è un gesto semplice che da Miyama assume un significato più profondo: una tazza di tè offerta agli ospiti. Non un dettaglio di servizio, ma un vero e proprio rituale che unisce estetica, materia e ospitalità.

Protagonista è la nuova teiera Folk, disegnata da Denis Guidone per Ichendorf Milano. Realizzata in vetro borosilicato e completamente trasparente, la teiera rende visibile l’infusione, trasformando ogni preparazione in un momento da osservare oltre che da degustare.

Il tè scelto per accogliere gli ospiti è uno Yuzu Genmaicha, selezionato insieme a Giusmìn Tea Lab Milano: una miscela di tè verde e riso tostato arricchita dalle note agrumate dello yuzu, capace di introdurre con equilibrio e delicatezza ai sapori della cucina giapponese.

Dalla tazza di benvenuto alla carta dei tè

Quello che nasce come gesto di accoglienza diventa l’inizio di un progetto più ampio. In occasione della Design Week, Miyama presenta infatti la sua prima carta dei tè, pensata per accompagnare l’intero percorso gastronomico.

La selezione include tè verdi giapponesi come Bancha e Hojicha, infusi come il Sobacha, tè al gelsomino e varietà più strutturate come il Keemun, accanto a tisane aromatiche. Una proposta costruita per dialogare con i piatti della cucina nipponica, esaltandone l’umami, la freschezza e la profondità.

In questo contesto, il tè non è più una semplice alternativa, ma una scelta consapevole e raffinata, capace di affiancare – e talvolta sostituire – vino e sakè.

Il servizio Folk diventa così il simbolo visibile di questa filosofia: essenziale, artigianale, pensato per valorizzare ogni dettaglio dell’esperienza.

Con questa iniziativa, Miyama aggiunge un nuovo tassello al proprio percorso, proponendo un modo diverso di vivere la tavola: più lento, più attento, dove anche il gesto più quotidiano può trasformarsi in racconto.

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